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Trigger point tehnique


Trigger point tehnique

Un nuovo approccio per le lesioni muscolari.

Paola Brambilla, giornalista.

Ristampa di articolo apparso originariamente su Men's Health nel dicembre 2001

Ormai eri convinta di doverteli tenere per sempre, quella spalla balorda e quel ginocchio sgangherato. Ma un metodo rivoluzionario, basato sui “trigger points”, può dimostrarti che hai torto marcio.
La prima volta che il mio chiropratico mi ficca il pollice nell’ascella, capisco come mai la tortura è considerata una cosa da professionisti. Non che questa sia una tortura: in realtà è una nuova procedura chiropratica detta “trigger point technique” (letteralmente: punti grilletto o di rilascio), una terapia manipolativa che potrebbe rivoluzionare il trattamento delle lesioni muscolari.
Il Chiropratico sta premendo il pollice contro la mia ascella per cercare di cancellare i danni prodotti da una lesione che mi sono procurata sciando ai tempi del liceo, una lussazione parziale che da allora è tornata a farsi viva più volte. L’ultima è stata quando mi sono distorta la spalla in palestra. (Vuoi ridere? Una volta la spalla mi si è lussata mentre facevo l’amore. Riesco anche a riderci sopra, adesso.)
Lo scopo di questa manipolazione digitale è rompere i tessuti cicatriziali che si sono formati tra le fibre di un muscolo della cuffia dei rotatori, detto sottoscapolare. Questa lesione mi ha indebolito la spalla a tal punto che non riesco più nemmeno a pettinarmi.
Mentre continua a premere il pollice contro la mia ascella, mi chiede di fare una serie di movimenti con il braccio. Comincio con la mano sopra la testa, poi faccio ruotare piano il braccio fino a portare la mano dietro la schiena. Fa male quanto un matrimonio in rovina. Mentre lo eseguo, penso a quanti soldi potrebbe mettersi in tasca cavando segreti industriali dalle ascelle di potenti dirigenti. Dopo circa 5 minuti, quando tutto è finito, mi sento indolenzita, ma rinvigorita. Il Chiropratico sottopone la mia spalla a un test di prova. Mi chiede di ripetere gli esercizi provati prima del trattamento e, come d’incanto, scopro che la potenza muscolare della mia spalla è decisamente aumentata, e che anche la flessibilità del braccio è un po’ migliorata.
Nel suo studio il terapeuta ha un set di manubri, così gli chiedo se posso provare qualche alzata laterale. Prima del trattamento riuscivo appena a fare una ripetizione con 5 kg. Adesso riesco addirittura a eseguire una serie intera con 7,5 kg, senza difficoltà, e dopo solo un minuto di pausa a farne un’altra con 10 kg. E riesco ad alzare il braccio come se mi pettinassi senza il dolore che provavo prima.
Il chiro dice che la mia spalla si è rimessa solo al 40%, ma che con un altro paio di applicazioni riacquisterà probabilmente la sua funzionalità al 100%.
Esco dallo studio Chiropratico e, mentre percorro le strade di Genova, ho l’impressione di essere stata testimone e beneficiaria di un vero e proprio miracolo.
 
Lourdes, Italia
Miracolo o meno, una cosa è certa: la teoria dei trigger points ha un’origine insolita e controversa e risale al lontano 1954.
I “trigger points” (punti grilletto) sono un disturbo che colpisce praticamente tutti, almeno una volta nella vita: sono stati chiamati reumatismo muscolare, miofascite, stiramento muscolare.
La definizione più accreditata e più attuale, coniata da Travell e Simons, è dolore miofasciale: in tutti i casi, quello che senti è un dolore profondo e circoscritto in corrispondenza di una contrattura muscolare localizzata, che peggiora se comprimi il muscolo con un dito. In alcuni casi, come nel mio, c’è del tessuto cicatriziale in punti in cui, in teoria, non ce ne dovrebbe essere. In genere siamo convinti che il tessuto cicatriziale si formi dove in precedenza si è aperta una ferita. Ti tagli un dito con una lattina di birra, il medico ti cuce la ferita, e la cicatrice che ti si forma in quel punto ti ricorda per sempre quanto eri sbronza quel giorno.
In realtà il tessuto cicatriziale si forma anche in un altro modo. Quando un muscolo resta contratto (per un movimento ripetitivo come battere sulla tastiera, o dopo una lieve lesione come la mia caduta) tende a gonfiarsi, e questo impedisce all’ossigeno di raggiungere i muscoli e i tessuti connettivi. Questa condizione si chiama “ipossia”, e può anch’essa causare la formazione di tessuto cicatriziale, che può aderire alle fibre muscolari e impedire loro di scivolare avanti e indietro efficientemente. Può aderire anche ai tessuti connettivi, limitando la flessibilità di un muscolo o di un’articolazione. Ma non basta: può aderire anche alle cellule nervose e provocare una serie di disturbi, come la sindrome del tunnel carpale e dolori di schiena cronici.
 
In balia di un manipolatore
I “trigger points” in Italia non sono ancora stati studiati a fondo. È una pratica relativamente nuova e in continua evoluzione. La cura del dolore miofasciale attraverso il blocco o la “disattivazione” dei “trigger points” è uno degli aspetti più frequenti nella pratica quotidiana dei Chiropratici. Con le dita, il Chiropratico esercita pressione sul punto dolente per almeno 30 secondi, per rompere il ciclo neurologico di contrazione del muscolo. Il paziente a volte deve sopportare un po’ di dolore, mentre il Chiropratico lo “manipola”, ma la percentuale dei successi, con questa tecnica, è molto alta. Anche la terapia fisica (massaggi ed esercizi di allungamento), farmaci analgesici non steroidei, lo “stretch and spray” (stiramento del muscolo e applicazione di spray refrigerante) e lo “stretch and inject” (stiramento e iniezione dei “trigger points”) possono essere di aiuto. Ma la tecnica che garantisce il risultato migliore e più duraturo è quella legata alla rottura dei “trigger points”.
"Non è una tecnica del tutto nuova”, spiega il dottor Eddy Pellissier. “Una cinquantina di anni fa in Europa esisteva già, la chiamavano manipolazione miofasciale dei tessuti connettivi contrattili.”
Tutti concordano nel dire che la terapia dei “trigger points” è una variante della manipolazione miofasciale, una procedura che contempla la rottura dei tessuti cicatriziali formatisi nei muscoli e nei tessuti connettivi. La manipolazione miofasciale è un trattamento terapeutico universalmente accettato e, in genere, coperto da polizze assicurative che rimborsano le cure fisioterapiche e chiropratiche. Il rolfing è forse l’applicazione più nota. Il paziente partecipa attivamente al trattamento e compie una serie di movimenti mentre il terapista gli preme il pollice contro il muscolo. Il chiropratico distingue nettamente tra i vari tipi di muscoli (perfino i più piccoli) e i vari tipi di azioni eseguite dai muscoli.
A quanto pare riesce a curare le lesioni dei tessuti muscolari e connettivi in modo veloce, sicuro e molto efficace. Un chiropratico con qualche anno di esperienza riesce a rimettere a posto lesioni nuove e vecchie di decenni in poche sedute da 35-50 euro l’una. “Il trattamento chiropratico dei ‘trigger points’ offre un sacco di vantaggi a chi soffre di problemi miofasciali, non ho dubbi”, dice Pellissier. “Le probabilità di successo sono del 95%. Ho calcolato questa percentuale grazie ai dati contenuti nel mio database, che comprende oltre 500 casi”, dice il dottor Pellissier. Ammette che anche altri trattamenti fisioterapici funzionano. “Ma qui si sta parlando di rimettere a posto il 95% dei disturbi accusati dai pazienti in 4 sedute, contro un 50% di disturbi risolti in 10-20 sedute.”
La percentuale di successi, dopo le prime sei sedute, si aggira intorno all’85-90% e che a volte è riuscito a rimettere in sesto i suoi pazienti in una sola seduta.
 
Il pollice più veloce della medicina moderna
Tutte percentuali che sarei tentata di liquidare come esagerazioni indimostrabili, se non fosse che non ho più sentito nemmeno un minimo dolorino alla spalla. Mi è bastata una seconda seduta con il chiropratico per ruotare completamente il braccio destro senza il minimo disturbo, e senza sentire “click” dell’articolazione. E questo dopo anni di “click”. "Quello che più mi ha sorpreso è che agisce davvero in fretta. Sembra quasi una magia nera”, dice Bruno Varasi, un ex dirigente di 68 anni che per oltre 30 anni si è portato dietro una schiena sgangherata e dolorante; le ha provate tutte e a più riprese si è affidato a svariati ortopedici, fisioterapisti e agopuntori. Ma, dice, nessuna di queste discipline è paragonabile alla terapia dei “trigger points” in fatto di velocità. Si è sottoposto a tale trattamento per curare quattro differenti disturbi e ogni volta la guarigione è stata molto rapida.
“Tutto quello che funziona va bene, finché non fa male”, conclude il dottor Pellissier. L’unico problema è che bisogna vedere quanti saranno disposti a lasciarsi infilare un pollice in un punto in cui nessuno prima l’aveva mai infilato, e a farsi torturare un po’.
 
Prima di premere il grilletto
Come capire se la cura dei “trigger points” è adatta a te
Prima di metterti a cercare un terapista che utilizzi il metodo dei “trigger points”, per farti curare una lesione o un disturbo cronico, sappi che tale metodo non può rimettere a posto ossa fratturate, legamenti strappati o affezioni tiroidee, né svariati altri problemi. Innanzitutto devi sapere se il tuo disturbo rientra tra questi. Dopodiché, se la tua assicurazione lo richiede, sottoponiti a una visita specialistica o fatti rilasciare una prescrizione medica per un trattamento chiropratico. (La Chiropratica rientra nella categoria delle manipolazioni, che sono rimborsate da molte polizze assicurative sanitarie.) Se la tua assicurazione non ti rimborsa il trattamento, dovrai sborsare qualcosa come 35-50 euro a seduta.
 
Se non sai come trovare un chiropratico, telefona alla Associazione Italiana Chiropratici
numero verde: 800-017806
oppure consulta il sito internet
www.chiropratica.com

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